Malattia Parodontale (I parte)

La malattia parodontale è una di quelle malattie della bocca ancora oggi poco conosciute e poco trattate in maniere corretta nonostante l’emergente figura dell’igenista dentale.

Per malattia parodontale intendiamo quella patologia che interessa i tessuti di sostegno del dente (cemento, legamento, osso alveolare) e non l’integrità del dente stesso. Il classico esempio è quello del paziente al quale cade un dente spontaneamente o in seguito ad un piccolo trauma ed affermaa di aver perso un dente sano e per giunta “bianchissimo”.

Purtroppo la prevenzione delle malattie della bocca non è ancora entrata a pieno titolo tra le nostre abitudini, ancora troppe persone vanno dal dentista solo in caso di dolore e, la malattia parodontale è una di quelle malattie subdole che quando si manifestano con dolore sono già in fase avanzata. In molti casi i segni iniziali di malattia vengono trascurati dal dentista stesso, non in grado di riconoscerli. La stessa prevenzione periodica, visita ed igiene orale, oggi di sicuro più diffusa, troppo spesso non assicura al paziente un adeguato controllo della malattia. Perchè?

Le risposte sono semplici: approsimazione degli odontoiatri e scarsa formazione degli igenisti. Infatti, nonostante la maggior diffusione della figura dell’igenista dentale, dopo l’introduzione del corso di laurea, la preparazione di questi nuovi professionisti è in grande percentuale troppo approssimativa. Finchè si trattano pazienti con basso rischio di malattia tutto va bene ma negli altri casi, a distanza di anni, i nodi vengono sempre al pettine.

Perchè ci si ammali di malattia parodontale bisogna essere innanzitutto “suscettibili di ammalarsi”. Come per tutte le malattie ci sono vari gradi di suscettibilità, dal paziente giovane che perde i denti precocemente indipendentemente dalle sue capacità di mantenere una corretta igiene orale, al paziente anziano che nella sua vita è andato dal dentista due volte (e se ne vanta!) con diffusi accumuli di tartaro ma senza una particolare perdita di supporto osseo.

Fare l’igiene orale ogni sei mesi è di sicuro una buona norma di comportamento, ma non è tutto. Nei pazienti suscettibili è il lavoro a casa che gioca un ruolo fondamentale ed ancora di più lo è quello delle persone che devono istruire, motivare, seguire e verificare che ciò che si fa sia fatto bene. Possiamo andare in palestra per una vita ma se non abbiamo un buon allenatore che ci spiega cosa fare e come, verificando il nostro lavoro, potremmo anche farci male.

Ricordiamo sempre che una seduta d’igiene fatta bene consente al paziente medio un controllo della malattia per circa una ventina di giorni. Passato questo tempo, se l’igiene domiciliare non è corretta la malattia ricomincia la sua progressione che si traduce in perdita di osso. Alla successiva seduta di igiene si ricomincia! Questo significa, in un anno, 10 mesi di malattia contro 2 mesi in salute. Dopo 10 anni i problemi parodontali saranno quasi gli stessi di quelli di un paziente, parimenti suscettibile, mai andato dal dentista.

Ricordiamo sempre che tutto quello che facciamo va verificato, non ci fidiamo sempre ciecamente, fate domande e ponetevi domande su ciò che viene fatto nella vostra bocca. Non considerate l’igiene orale come un intervento estetico che meno dura meglio è o che serva solo a togliere le macchie dai denti anteriori. Se le gengive continuano a sanguinare chiedetevi perchè. Spesso la risposta è molto più banale di quanto si possa pensare: avete i denti sporchi, le gengive infiammate e nessuno vi ha mai spiegato bene come fare a tenere la bocca pulita.

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